mercoledì 4 maggio 2011
giovedì 31 marzo 2011
2012 e dintorni
Roma, 28 mar. - La scomparsa dello scrittore statunitense di origine messicana e teorico della New Age José Arguelles rilancia il dibattito sul mistero della profezia dei Maya sulla fine del mondo, che è stato lui a collocare tra il 20 e il 21 dicembre del 2012 nel suo celebre bestseller 'Il fattore Maya' uscito negli Stati Uniti nel 1987.
A provocare la fine del mondo, con il tramonto della presente Età dell'Oro (la quinta secondo le 'mappe' dei Maya) sarebbero eruzioni vulcaniche, tsunami, radiazioni dallo spazio e la comparsa di un misterioso pianeta. Il mistero rimbalza da un sito all'altro, alimentando la saggistica e gli approfondimenti nelle trasmissioni televisive. L'occulta profezia divide studiosi e profani, esperti di astrologia e archeologici, legando tra loro
Un mistero che parrebbe racchiuso nelle inspiegabili scritture della pianura di Nazca ma che abita anche i megaliti di Stonehenge, dove i saggi si davano appuntamento per leggere nel 'calderone' del destino. Anelli di una catena di messaggi esoterici, che alimentano le teorie e accendono il confronto tra i titoli nelle librerie.
A fondare le loro tesi, i sostenitori della profezia Maya ricordano che il 20 dicembre 2012 si concluderà il ciclo del 'lungo Computo' del calendario Maya. Il giorno successivo a tale data, ci sarà il solstizio d'inverno e il Sole si troverà allineato con il centro della Via Lattea, un evento che non si ripete da 26.000 anni. Nel 2012, inoltre, l'attività solare avrà un picco e ci aspettano tempeste solari in grado di paralizzare la nostra società. Il 21 dicembre 2012 un pianeta misterioso (pianeta X, o Nibiru) la cui orbita è aldilà di Plutone, si scontrerà con
Da un'iscrizione sul monumento 6 del sito archeologico di Tortuguero, in Messico, si ricava la data del 2012: accadrebbe qualcosa che farebbe uscire dal millenario silenzio una misteriosa divinità Maya, Bolon Yokte, associata in genere alla guerra e alla creazione. Da qui l'eventuale profezia Maya. Risultano tuttavia altre tavolette che riportano date successive al 2012, cosa che fa ritenere che i Maya non pensassero a questo giorno come all'ultimo.
E se alcuni ritengono che la terra si fermerà per 72 ore, per poi riprendere a ruotare in senso inverso, la credenza secondo cui si assisterà a catastrofi il 21 dicembre 2012 o in vicinanza di quella data, è una previsione considerata errata da molti studiosi degli antichi Maya. Per Sandra Noble, executive director della Foundation for the Advancement of Mesoamerican Studies, Inc. a Crystal River in Florida, ''rendere il 21 dicembre 2012 come un Giorno del giudizio o un momento di cambiamento cosmico è una completa invenzione''.
Secondo altri, invece,il 21 dicembre 2012 dovrebbe finire 'un anno galattico': la profezia in questo caso indicherebbe che vi saranno grandi cambiamenti climatici ma anche 'rivoluzioni' spirituali tra gli esseri umani, ma il mondo dopo quella data continuerà ad esistere. Nel dibattito, si aggiungono le tesi dei fratelli tedeschi Bohumil e Vladimir Bohm. Il primo è un matematico, l'altro docente di storia e cultura Maya: secondo i loro calcoli, l'anno esatto della 'fine dei tempi' sarebbe il 2116.
L'errore sarebbe dovuto alla presenza di due calendari Maya, uno religioso di 260 giorni e quello agricolo che durava 365 giorni. Le loro settimane erano di 9 giorni. E poi c'era il cosiddetto ciclo lungo, fatto di 1 872.000 giorni il collegamento tra i due calendari è molto complesso e proprio qui si nasconderebbe l'errore che farebbe saltare la tesi di John Eric Sidney Thompson, l'archeologo che per primo si è occupato parallelamente dei due sistemi.
Per altri ricercatori, infine, la risposta sarebbe racchiusa nell'ultima pagina del codice di Dresda. Stando infatti all'interpretazione dei disegni effettuata dall'antropologo Arlen F. Chase, dell'Università della Florida, sarebbe prevista una serie di inondazioni della superficie terrestre. Nel frattempo, gli studiosi della 'legge del tempo', continuano il loro viaggio nella carte di un popolo misterioso che racchiude ancora segreti.
FONTE ADKRONOS
mercoledì 26 gennaio 2011
la Terra verrà illuminata per alcuni giorni da due Soli
mercoledì 15 dicembre 2010
Cina, rinvenuta piramide stile Maya sul fondo del lago Fuxian
Secondo un’antica leggenda, due fate scesero verso il mondo e passando di qui, rimasero affascinate dal bellissimo paesaggio. Si trasformarono così in statue in pietra per non abbandonarlo. Il lago prende il nome proprio da questa leggenda: Fuxian significa letteralmente “Lago dal profilo di fata”.
Secondo un altro racconto, il 24 ottobre 1991, un uomo di nome Zhang Yuxiang, mentre pescava sul lago vide, assieme ad altri testimoni, un disco luminoso uscire dal lago e svanire guizzando verso il cielo, sballottando la loro barca con onde improvvise.
Potrebbe esserci un fondo di verità nella storia delle fate e del disco luminoso? Recenti indagini confermano che, sommerso nel lago, giace ben più che un fondo di verità e potrebbe esistere un’interpretazione comune.
Geng Wei, un subacqueo specializzato, scoprì già alcuni anni fa, materiali lapidei, tra cui lastre di pietra coperte da uno strato di muschio. Geng scrisse una relazione di notifica ufficiale agli esperti della provincia per segnalare le sue scoperte.
Le autorità decisero di coinvolgere un team cinese di archeologia sottomarina.
Gli esperti hanno stimato che il campo di applicazione della zona è di circa 2,7 chilometri quadrati. Le tracce di costruzione si estendono su un’area molto vasta: blocchi simili a quelli rinvenuti nella piana di Giza sono sparsi sul fondo. L’uso di rivelatori avanzati, sonar e sofisticate apparecchiature (necessarie per via della profondità a cui si troverebbero la maggior parte delle rovine) ha evidenziato come le pietre formino delle mura.
“La parte superiore di una delle tre piramidi esaminate si trova ad una profondità di circa 54 metri, e la più bassa a 97 m. Le immagini mostrano blocchi di pietra con figure visibili, simili ad orecchie umane. L’età molto approssimativa delle costruzioni può essere al periodo 5000–13000 a.C. E’ stato per ora studiato solo l’uno per cento della superficie del lago.”
Il team sta insistendo ora affinché l’UNESCO si concentri sul sito archeologico che non è assimilabile a nessuna tipologia architettonica cinese e dimostrerebbe una presenza comune sulla Terra in epoche storiche, non ancora ammesse dalla scienza ufficiale. Ricordiamo che non è l’unico caso: altre rovine sommerse con le stesse caratteristiche sono state ritrovate in Giappone (Yonaguni) e nell’Oceano Atlantico. Essendo situate a profondità simili sono la prova che un grande fenomeno è avvenuto sulla Terra, tale da inabissare città possenti in epoche in cui l’uomo non aveva ancora iniziato a scrivere la sua storia. Epoche in cui forse Atlantide era solo la capitale di un regno esteso su tutta la Terra. Rimane una sola domanda: qual è l’origine di questa civiltà?"
Fonte: http://notiziefresche.info
American Chronicle / Foto: newapocalypse
giovedì 21 ottobre 2010
Fine del mondo Maya 'slitta' di due mesi
Ricercatore, errori in conversione data da parte di archeologi
sabato 21 agosto 2010
Venditti: «Da bambino vidi un disco volante che lanciava manna»
AVEVA 3 APPENDICI A FORMA DI VENTOSA, IN ALTO UNA CUPOLA CHE ASSOMIGLIAVA A UN BITORZOLO
Ero a Roma, a Villa Paganini con la mamma. Quando arrivò il mistero di 10 metri di diametro
Appena sopra la testa sua e quella di sua madre, l'oggetto era incombente e di forma inquietante: «Un disco grande, avrà avuto un diametro di dieci metri. Nella parte inferiore c'erano tre appendici a forma di ventosa, mentre in alto, dove era visibile una cupoletta che assomigliava a un grande bitorzolo, si notava un oblò...». Antonello Venditti non scorderà mai quella domenica mattina di primavera di un anno che la memoria non fissa dal punto di vista numerico («Io sono del 1949, avrò avuto cinque o sei anni...»), salvo lasciargli immagini nitide. Un ricordo che di tanto in tanto riaffiora dal passato. Ne ha parlato nell'autobiografia «L'importante è che tu sia infelice» e non ha mai smesso di porsi domande, senza inseguire scorciatoie lessicali («Sì, era un disco volante: sul fatto che fosse reale e così vicino da poterlo quasi toccare con mano, non ci sono discussioni...») e cercando, viceversa, di capire: «Chiesi varie volte alla mamma, persona razionale e positiva, se quanto avevamo visto fosse vero: mi ha sempre detto di sì».
Giardini di Villa Paganini a Roma. C'era un pony che faceva divertire i bambini, ma quel giorno, secondo il racconto del cantante, giunse un Ufo a segnare l'inizio di un percorso, emotivo ed interiore, che avrebbe accompagnato negli anni successivi uno dei futuri protagonisti della canzone italiana. «Saranno state le 11, non eravamo ancora nel cuore del parco; io e mia madre in quel momento eravamo soli. L'oggetto si manifestò: dondolante, eppure stazionario nella posizione. Rimase lì a lungo e dopo un po' liberò dei filamenti bianchi: parevano manna. Come andò via? Sparì all'improvviso. La mamma rimase impassibile e pure dopo non disse una parola. Anch'io stetti zitto, la sensazione era che tutto fosse anomalo e, al contempo, ... normale».
L'inizio di un percorso. Venditti l'ha affrontato innanzitutto cercando correlazionicon qualcosa di simile. Lo ha trovato in quella che viene raccontata come la manifestazione di una miriade di Ufo il 27 ottobre 1954 sopra lo stadio di Firenze durante la partita di calcio Fiorentina-Pistoiese (e pure quella volta discese una sostanza strana, la «neve dei dischi volanti»), quindi riflettendo sulla convinzione personale che «tutto viaggia tra l'esperienza visiva e quella mentale». Nel frattempo, di tanto in tanto ritornano... «Non è stato quello l'unico caso strano della mia vita. Ho altri due episodi particolari, indimenticabili. Una volta tornavo con papà da una partita di calcio. Sarà stato il 1960, suppergiù. Erano le 17, sopra una vallata. Apparve una sfera di fuoco, un secondo sole, un sole gemello troppo distante dall'originale perché si potesse parlare di un fenomeno naturale».
L'altro episodio, invece, ci sposta al 1982. Antonello è già affermato, è un divo della musica che gira per tenere concerti. «Erano le 3 del mattino, ero dalle parti di Lucca. Tornavo in auto verso l'hotel assieme al mio tecnico del suono. Eravamo in un bosco e cercavamo una villa bellissima che sapevamo essere vicina all'albergo. Ma non c'era verso di trovare la strada: fummo colti da una sensazione di disorientamento. Eravamo lì, a girare senza costrutto: non se ne veniva a capo. La strada, mentre la percorrevi, si "formava" di nuovo: prigionieri di un labirinto e del tempo».
Da quest'ultima esperienza, Venditti ha maturato convinzioni che non esita a riferire: «Si vuole esplorare il cosmo, e in fondo è logico e legittimo, ma forse si trascura di conoscere meglio la Terra. Credo che sia percorsa da portali spazio-temporali, e certe caverne profonde lo sono: entri e vai in un'altra dimensione. Magari è una prerogativa destinata a persone che hanno una propensione alla telepatia. Mi considero tra queste: sono come gli animali, che avvertono presenze estranee. Una volta, di nuovo in un bosco, ho avuto la percezione della schifosa vicinanza del diavolo».
Ma torniamo al punto di partenza: l'avvistamento dell'Ufoquando era piccolo. Serve una conclusione, su un quesito a questo punto inevitabile: Venditti crede o non crede agli alieni? «Sono più che possibilista: sono maggiormente portato a pensare che esistano, rispetto all'idea che nell'universo si viva da soli. Paura, se incontrassi un extraterrestre? Per nulla. Peggio della morte, che cosa ci può essere?». Sdoganato l'alieno e preso atto che, nell'ipotesi del contatto, non se la darebbe a gambe levate, è naturale che Antonello non tema nemmeno la fatidica data del 21 dicembre 2012, associata a un cambiamento epocale previsto addirittura dai Maya. E se quel giorno gli alieni arrivassero veramente, tanto di guadagnato: «Chiunque ci aiutasse a superare le follie di oggi, sarebbe benvenuto». Nonostante tutto, però, Venditti non scriverà mai «Grazie Ufo». Perché? Perché una canzone che abbraccia determinate tematiche l'ha già composta anni fa: è «Goodbye Novecento» e apre l'omonimo album sulle suggestioni nate per la fine dello scorso millennio. «Nella prima parte canto: "... E dal destino che è scritto, in cielo l'Acquario rinascerà, e un sole gemello apparirà..."». Il «suo» sole gemello di quella sera?
Flavio Vanetti
19 agosto 2010(ultima modifica: 20 agosto 2010)
fonte:Corriere della Sera
mercoledì 11 agosto 2010
I Ching e 2012: la "fine del tempo"?
| Cosa succederà il 21 dicembre 2012, data culminante del calendario Maya e "punto zero" dell'onda temporale calcolata a partire dagli esagrammi dell'I Ching? | |
| VALTER VICO | |
Ter Esponente di punta del movimento psichedelico, Terence McKenna, che si definiva "etnobotanico", morì nel 2000 all'età di 53 anni per una grave forma di tumore cerebrale. Nel 1975, a seguito di una esperienza allucinatoria a La Chorrera, nella giungla amazzonica, assieme al fratello Dennis, aveva scritto "The Invisible Landscape. Mind, Hallucinogens and the I Ching" (Il paesaggio invisibile. Mente, allucinogeni e l'I Ching). E' un testo disordinato ed a tratti affascinante che spazia dallo sciamanesimo alla teoria olografica della mente e dell'universo passando attraverso l'analisi chimica degli effetti degli allucinogeni, la matematica dei frattali e la numerologia del Libro dei Mutamenti. Come ormai tutti sanno i Maya avevano elaborato un calendario, il "lungo computo", che calcolava il tempo trascorso dalla creazione del mondo che sarebbe avvenuta l'11 agosto 3114 a.C.. Secondo questo calendario il nostro 21 dicembre 2012 corrisponderà alla data 13.0.0.0.0 che segnerà l'inizio di un nuovo ciclo ed al contempo la fine del ciclo precedente. Il problema è che, secondo la mitologia maya, pare che l'attuale sia la quarta creazione del mondo, in quanto le divinità maya, insoddisfatte dei risultati ottenuti, proprio in data 13.0.0.0.0 avrebbero distrutto le tre precedenti. Si comprende allora la preoccupazione di coloro che, legittimamente, ritengono che il nostro universo non sia migliore dei predenti. Terence McKenna sosteneva di non essere stato a conoscenza della profezia maya durante la stesura del libro nel quale, a partire da ingegnosi calcoli numerologici sulla serie degli esagrammi dell'I Ching, disegna, descrive e commenta una particolare funzione d'onda frattale, denominata "Timewave Zero", che termina singolarmente proprio in corrispondenza della data del solstizio d'inverno 2012. Questa "onda del tempo" descriverebbe il "livello di novità" nelle varie epoche della storia umana ed universale mettendone in evidenza i principali salti evolutivi dal Big Bang alla nascita della specie umana fino ai principali avvenimenti storici. L'onda termina il 21/12/2012 dove raggiunge il livello "zero", quello assoluto di massima "novità". La fine del tempo? La funzione matematica non ci può dire cosa ci aspetta dopo la data fatidica, p Nel frattempo esaminiamo più in dettaglio la costruzione dell'onda temporale. I McKenna partono dall'ipotesi che nella remota antichità i cinesi utilizzassero un calendario lunare di 13 lune, cioè 384 giorni, uno per ogni linea degli esagrammi dell'I Ching (64 esagrammi x 6 linee ciascuno = 384 linee totali). Un simile calendario, per quanto possa sembrare strano, è in realtà più preciso del nostro e richiede all'incirca una correzione di un giorno ogni 10 anni. Moltiplicando l'anno di 13 lune per un fattore di scala 64, corrispondente al numero totale degli esagrammi, si ottiene un ciclo di circa 67 anni solari che corrisponde a circa 6 cicli delle macchie solari, uno per ogni linea di un esagramma.
fonte la stampa | |
giovedì 11 febbraio 2010
Amazzonia: misteriose figure giganti sotto la foresta
"SAN PAOLO - Quando nei campi appaiono forme geometriche si fa presto a pensare che siano state realizzate dagli alieni. In questo caso il fenomeno è affiorato a seguito del disboscamento, potrebbero essere i resti d’un antica civiltà. Sono ben 300 le forme geometriche apparse sui terreni ed hanno dimensioni molto ampie, comprese tra 120 e 150 metri. Sono situate per lo più nelle aree di Acre e Amazonas e gli studiosi si stanno già interrogando sulla loro derivazione: al momento non è stata ancora divulgata una spiegazione ufficiale ma pare che le aree siano state interessate da un intensivo piano di disboscazione grazie al quale sono riemersi questi tracciati. Questi ritrovameti smentiscono la credenza – a lungo diffusa – che l’area fosse stata disabitata per secoli. Il primo a notarle è stato un paleontologo brasiliano, Alceu Ranzi."